Cancro del retto: le ultime novità sul trattamento
Come funziona il sistema immunitario e l'immunoterapia per i tumori
Crediti video: Roche Italia
Cure personalizzate e finalizzate al miglioramento della qualità della vita
Il trattamento del cancro del retto sta cambiando. Negli ultimi mesi sono stati pubblicati molti studi e linee guida che hanno migliorato il modo di curare il cancro del retto. Questo articolo è un breve aggiornamento che spiega con parole semplici cosa è cambiato, quali opzioni esistono oggi e come un team esperto può costruire un percorso sicuro e personalizzato. Queste sono le novità che sono state discusse al Congresso sul cancro Colo-rettale che si è appena tenuto a Parigi.
Cos’è il retto
Il retto è l’ultimo tratto dell’intestino, quello che collega il colon all’ano. Il cancro del retto nasce dalle cellule della parete del retto e può restare locale o coinvolgere linfonodi e, più raramente, altri organi.
Cosa è cambiato
Oggi la cura è più “su misura”: si combinano terapie mirate prima dell’intervento, strategie per evitare l’asportazione del retto quando possibile e strumenti di controllo delle recidive più precisi. L’obiettivo è doppio: curare il tumore e proteggere, quando si può, la qualità di vita (funzione intestinale, urinaria, sessuale).
Terapie prima dell’intervento
Sempre più spesso la cura inizia prima dell’operazione. Questo approccio si chiama terapia neoadiuvante totale, o TNT. In pratica, chemioterapia e, quando serve, radioterapia vengono fatte prima della chirurgia per ridurre il tumore, a volte fino a sparire del tutto, e curare subito eventuali cellule “in viaggio” nel corpo.
Conservare il retto
Se dopo le terapie il tumore regredisce completamente, si può proporre una “sorveglianza attiva” (watch-and-wait), cioè controlli stretti invece dell’operazione. Significa preservare il retto quando la risposta è completa, con controlli ravvicinati per cogliere al volo eventuali ricrescite, che in genere sono trattabili se individuate presto.
Risonanza e controlli
La risonanza magnetica pelvica è l’esame chiave per capire se il tumore è rientrato e se i margini sono sicuri. Dopo la terapia, si affiancano controllo endoscopico e visita: insieme, questi esami aiutano a scegliere tra sorveglianza, chirurgia o ulteriori terapie.
Il sangue come guida
Un esame del sangue chiamato DNA tumorale circolante, o ctDNA, cerca minuscole tracce genetiche del tumore. Se il ctDNA resta “positivo” dopo le cure, il rischio di ripresa è più alto: questo aiuta a decidere controlli più stretti o terapie aggiuntive; se è “negativo”, si può spesso evitare trattamenti inutili.
Tumori molto iniziali
Per lesioni molto piccole e superficiali, alcuni pazienti possono evitare interventi maggiori grazie a tecniche endoscopiche o locali, quando la sicurezza oncologica è garantita. Serve una valutazione accurata al microscopio e un follow-up attento per intercettare i rari casi che richiedono un trattamento più esteso.
Qualità di vita
Le nuove strategie puntano a guarire, ma anche a ridurre stomie permanenti, incontinenza, diarrea e problemi urinari o sessuali. Percorsi di preservazione d’organo e, quando indicato, riduzione della radioterapia aiutano a limitare effetti a lungo termine.
Il team giusto
Il cancro del retto richiede un lavoro di squadra: chirurgo, oncologo, radioterapista, radiologo, endoscopista e infermieri specializzati. L’obiettivo di questi professionisti è costruire un piano di terapia chiaro, spiegato passo dopo passo, basato sulle evidenze più aggiornate e sull’esperienza in tecniche mini-invasive e percorsi di preservazione.
Nota finale
Le cure per il cancro del retto stanno diventando più efficaci e personalizzate: watch-and-wait nei casi giusti, TNT prima dell’intervento e uso del ctDNA rendono il percorso più preciso e spesso più leggero.
Con un team esperto guidato dal Dott. Benedetto Neola, è possibile scegliere in sicurezza la strada migliore, un passo alla volta, con controlli puntuali e decisioni condivise.